Ci sono giorni che sembrano essere aspettati da una vita. Ci sono momenti che valgono da soli, come degli anni interi. Ci sono vittorie che vengono celebrate anche senza una coppa. Oggi domenica 19 febbraio 2006 per l’Associazione Sportiva Roma era il giorno della storia. La squadra guidata da mister Luciano Spalletti si apprestava a vincere per la decima volta consecutiva. Non c’erano stati trucchi, e nemmeno miracoli. C’era stato solo l’impegno e la grinta di una squadra rinata. E gli undici che vestivano di sangue e oro, scendevano in campo più convinti per mai. Chissà cosa avrà pensato Francesco quando ha sorpassato l’ultimo metro del tunnel dell’Olimpico. Chissà se aveva più paura di perdere contro l’Empoli o di un cartellino giallo che gli avrebbe fatto saltare il derby. Fatto sta che al 12 minuto della prima parte di gioco, Francesco Totti correva contro il pallone lo aspetta e comincia a partire.

Un brivido scorre per la schiena dei 60 mila presenti alla stadio. Un urlo echeggia nel silenzio. L’incubo diventa realtà. Richard Vanigli,34 anni, commette fallo da dietro al Capitano giallorosso. Per carità, non gliene facciamo una colpa. Il fallo da dietro fa parte del calcio (sopratutto nel difensivo tipo di giuoco italiano) e quello di Richard non è commesso con cattiveria ne tanto meno con malvagità o crudeltà ma purtroppo è consequenziale ad un certo odio rivolto verso Francesco. Sarà stato magari un’entità superiore, preoccupata dal troppo avvicinarsi delle prestazioni di Totti ad un livello divino, saranno stati i tanti accidenti mandati da miliardi di italiani e non,sarà stato semplicemente il ridicolo Fato; fatto sta che lui cade a terra, non buttandosi come fanno i grandi “palloni d’oro” ma subendo ed accusando il dolore. La sua caviglia, in uno strano movimento, si ritorce più volte e fa impallidire i milioni di telespettatori mondiali, che magari, avranno provato anche un po’ di pena per lui.

Il Pupone cade. Si distende e impreca contro la malasorte. La barella accompagna un sottofondo di dolore e un vuoto si apre nel cuore dei tifosi romanisti, forse anche in qualche vero cuore italiano.

Si, perché questo è anche il trionfo di una grande fetta di deficienti che continuano ad avercela con lui per uno sputo (dicono,perché c’è anche molta invidia nei suoi confronti, d’altronde tutti vorrebbero essere al suo posto ma la classe non è acqua). Le ragioni del profondo odio che si è scatenato contro Francesco va cercato anche nell’idea di vederlo come un burino romano, come un ragazzino idiota che tira manate e come capitano infame che gioca in una squadra odiata da tutti solo perché i tifosi (o almeno quei 500 deficienti che adesso comandano in curva) girano con i coltelli. Queste persone non cambieranno mai idea ed anche se Francesco ha dimostrato quest’anno di essere veramente maturato, esse continuano a considerarlo una merda. Ebbene questi geni, esperti di calcio, uomini con alta quantità di neuroni, avranno sicuramente esultato alla notizia che Francesco Totti starà fuori per tre mesi e che farà fatica a rientrare per i mondiali: “Almeno gioca Cassano oppure Vieri oppure Inzaghi o qualcun’altro, tanto meglio di Totti sono tutti” avranno detto convinti. Ma probabilmente non si ricordano che senza T otti quest’Italia non ha fatto tanta strada. Vabbé, ci penserà qualche cascatore a farci fare una gran figura ai mondiali.
Francesco sapeva da tempo quello a cui andava incontro ma non ha mollato mai. Le sue caviglie erano gonfie di un anno intero di falli. Qualcuno aveva lanciato un allarme, invano. Certo, i colpi duri stanno nelle regole ma nessuno ha avuto pietà per un simbolo della Nazionale. C’era da aspettarselo. Nessuno ha mai chiesto di non toccare Totti, e come più volte detto da tutti, nessuno lo farà mai. Ma in tutta Italia l’odio (forse è meglio chiamarla invidia) è solo accresciuta. Ed eccoci qua. Francesco fuori tre mesi, frattura del perone e interessamento della caviglia. La festa è stata rovinata. La Roma è entrata nella storia, ma solo con il dolore. Ma qualcuno insisterà nel sostenere che questa è una delle più grandi vittorie del calcio italiano.
Dio è stato crocefisso. Ma oggi esistono più Ponzi Pilati che san Giovanni.
Questi sono invece i veri tifosi della Roma. Semplicemente uomini.